Sanità a pezzi Lecce, si rompe la luce in sala operatoria: operano con quella dei telefonini

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I tagli alla sanità hanno messo in ginocchio l’ospedale di Santa Caterina Novella di Galatina. Nelle sale operatorie leccesi manca la luce da quattro anni  e i chirurghi per poter effettuare gli interventi sono costretti a illuminare il tavolo e soprattutto il paziente con l’illuminazione dei telefoni cellulari.  La situazione è stata denunciata dai medici ed è stata segnalata più volte alla direzione ma in una delle tre sale a disposizione, la lampada scialitica, quella usata negli interventi chirurgici in quanto evita la formazione di ombre, non è mai stata riparata. Di non effettuare operazioni chirurgiche proprio non se parla e così si continua mandare sotto i ferri le persone con una media di 50 persone al mese.

L’intervento delle forze dell’ordine – Dopo la denuncia dei sindacati, nelle scorse settimane sono scattati i controlli dei Nas che hanno passato al setaccio le sale operatorie della struttura. ll manager dell’Asl locale di Lecce, Giovanni Gorgoni, ha dichiarato: “I primi risultati evidenziano diverse modeste criticità”.  A riportare la notizia è il Corriere del Mezzogiorno, che ha documentato quanto avviene ogni giorno con una foto scattata durante un’operazione.

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ABORTO: storie di ordinario orrore nel 2014

images(Alfredo De Matteo) La triste realtà è che il crimine legalizzato dell’aborto di stato non suscita più alcuna reazione, almeno nell’opinione pubblica, se non nel momento in cui lo pseudo diritto di abortire subisce qualche battuta d’arresto. Succede che l’assenza di medici non obiettori al Policlinico Umberto I di Roma blocchi temporaneamente il servizio delle cosiddette interruzioni di gravidanza, garantito dall’iniqua legge 194, e che pertanto la cronaca dei quotidiani ne parli come di un grave disservizio cui le istituzioni debbono prontamente rimediare; succede altresì che venga rubricato come un grave episodio di malasanità una mancata diagnosi di malformazione di un bimbo giunto alla 22a settimana di gestazione.

In breve i fatti: è l’8 marzo (giorno estremamente significativo …) del 2013 quando la mamma della piccola creatura si reca all’ospedale Fatebenefratelli di Roma per effettuare una ecografia morfologica, come da prassi, e l’esame non evidenzia alcun problema. Passano pochi giorni e la donna si sottopone ad un’ulteriore ecografia, stavolta in un’altra struttura, al solo scopo di poter scattare delle foto al suo bambino; l’esito è però decisamente diverso dal precedente in quanto le viene diagnosticata una grave malformazione ad entrambe le braccia del bambino.

Per evitare di incontrare in Italia troppi ostacoli (sic!) la madre decide di disfarsi del suo bambino recandosi in Francia, dove evidentemente le maglie della legge abortista sono, se possibile, ancora più larghe di quelle nostrane e dove soprattutto il “problema” dei medici obiettori non è così rilevante come lo è, per fortuna, nel nostro paese. Il risultato finale è l’uccisione di una creatura indifesa e l’incredibile paradosso dell’avvio di una pratica legale di richiesta risarcimento danni all’ospedale Fatebenefratelli, la cui colpa non è quella di aver cagionato la morte di un innocente a causa della negligenza dei medici bensì di averla ritardata, con conseguente stress fisico e psicologico causato alla mamma omicida, e di aver corso il rischio di non cagionarla!

La fredda cronaca riportata dai giornali si guarda bene dal descrivere l’orrore di un aborto effettuato alla 22° settimana: un’autentica opera di macelleria umana in cui il bambino, ormai completamente formato, viene letteralmente fatto a pezzi tra indicibili (seppur silenziosi) tormenti. Nemmeno il fatto che la vera o presunta malformazione riscontrata attraverso l’ecografia non era comunque tale da mettere in pericolo di vita né il bambino né tantomeno la madre, e che pertanto l’eliminazione dell’individuo “difettoso” è a tutti gli effetti una pratica di selezione eugenetica che assomiglia molto alla filosofia nazista ed al suo modus operandi, suscita dubbi o perplessità: tutto normale per i cultori della legalità in salsa politically correct, tranne lo scandalo di una donna “costretta” ad emigrare in Francia per eseguire la condanna a morte di un innocente a causa di una diagnosi (forse) errata. Un mondo alla rovescia, dunque, in cui il male è chiamato bene e viceversa.

La quinta edizione della Marcia Nazionale per la Vita, il prossimo 10 maggio, costituisce un’imperdibile occasione per manifestare pubblicamente contro il crimine dell’aborto di stato e per ricordare le innumerevoli vittime di quella che può essere senz’altro definita come una vera e propria guerra dichiarata contro l’innocente. (Alfredo De Matteo)

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MALATTIE STAGIONALIInfluenza, 550.000 italiani a letto “Il picco arriverà a metà febbraio”

Influenza, 550.000 italiani a letto
“Il picco arriverà a metà febbraio” 
Il picco dell’epidemia di influenza si sta avvicinando e arriverà entro metà di febbraio: nell’ultima settimana di rilevazione (12-18 gennaio) il virus ha messo a letto ben 550.000 italiani. Dallo scorso ottobre circa 2 milioni di persone sono state colpite dalla malattia. Anche le altre patologie respiratorie hanno un forte impatto. Nella terza settimana di gennaio mezzo milione di cittadini è stato colpito da forme respiratorie acute parainfluenzali, con migliaia di casi di virosi intestinale. “Come previsto – spiega Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) – la clamorosa catena di equivoci ed errori, che aveva attribuito al vaccino la responsabilità di alcuni decessi, ha provocato malattie evitabili, complicanze anche gravi e sicuramente decessi evitabili. Il danno provocato alla sanità pubblica è incalcolabile e deve essere oggetto di valutazione da parte dell’Autorità Sanitaria e del Governo”. “Il carico di lavoro dei medici di famiglia – continua il dott. Cricelli – sta diventando sempre più importante a causa dell’accelerazione dell’epidemia. Possiamo stilare un primo bilancio di metà stagione influenzale. L’attuale curva di incidenza indica che ci stiamo avvicinando al raggiungimento del picco nelle prossime tre settimane. L’epidemia è sotto controllo, ma quest’anno il virus è stato più aggressivo, anche perché le vaccinazioni hanno fatto registrare un calo del 20% e, dato particolarmente preoccupante, i casi di influenza fra gli ultra sessantacinquenni sono raddoppiati, con il rischio di complicanze gravi legati proprio all’età. L’incidenza della malattia è maggiore nelle Marche (19.7 casi per mille abitanti), in Campania (14.4) e in Trentino (12.8). Rispetto agli anni precedenti sono aumentati significativamente anche gli accessi in pronto soccorso e i ricoveri dovuti al virus”. “Grazie alla nostra rete di medici sentinella – conclude Aurelio Sessa, presidente regionale SIMG Lombardia e medico sentinella -, siamo in grado di fornire con tempestività informazioni sull’evoluzione della patologia e svolgiamo un’attività sia di tipo epidemiologico che virologico. I medici di famiglia italiani dispongono in tempo reale e con criteri scientifici assoluti di informazioni essenziali per il miglior funzionamento del sistema sanitario”. (ISABELLA SERMONTI)

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MORTI PER AMIANTO: IN EUROPA OLTRE LA METÀ DEI CASI DI TUTTO IL MONDO

Ad affermarlo è un recente studio dell’Oms: il 56% dei decessi per mesotelioma e il 41% di quelli per asbestosi – pari, nel complesso, a 7.500 vittime – sono legati al Vecchio Continente: un andamento dovuto al ruolo storico di quest’area geografica quale centro globale di utilizzo della fibra killer

ROMA – Oltre la metà delle morti di tutto il mondo che, ogni anno, si devono all’amianto avviene in Europa. Per l’esattezza il 56% dei decessi per mesotelioma (pari a 7mila casi) e il 41% di quelli per asbestosi (pari a 500 casi) sono legati geograficamente al Vecchio Continente. Ad affermarlo è uno studio pubblicato nel bollettino settimanale dell’Oms.

Il bilancio più allarmante in Islanda, Malta e Regno Unito. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono 107mila le persone che, ogni anno, perdono la vita per cause relative all’amianto. La metà di loro è europea: un dato che sconcerta se si pensa che in quest’area risiede solo il 13% della popolazione di tutto il pianeta. Per quanto riguarda il mesotelioma (una forma tumorale associata all’esposizione alla fibra killer) i tassi più alti di morte si registrano in Islanda – con 25 decessi ogni 10 milioni di abitanti -, seguita dal Regno Unito e Malta (l’Italia è nella media con 10 morti). I tre stati ritornano anche per quanto riguarda l’asbestosi, la malattia polmonare dovuta all’inalazione dell’amianto: in questo caso l’Islanda segue Malta e precede il Regno Unito.

Il Vecchio Continente l’epicentro di tutte le malattie asbesto-correlate. L’analisi dell’Oms è impietosa. “Nei periodi 1920-1970 e 1971-2000 l’Europa ha usato il 48% e il 58% di tutto l’amianto commerciato nel mondo – sottolinea lo studio – Per questo può essere caratterizzata come il centro globale dell’uso nella storia e come l’epicentro attuale di tutte le malattie relative all’amianto”. Una realtà che allarma se si pensa che, sempre secondo i dati (sottostimati) dell’Organizzazione, nel mondo sono circa 125 milioni i lavoratori esposti all’asbesto. Una cifra non tiene conto, però, di chi ha lavorato in precedenza e delle persone che vivono nei pressi degli impianti di produzione.

In tutto il pianeta oltre due milioni di tonnellate lavorate ogni anno. Ancora oggi nel pianeta si lavorano oltre due milioni di tonnellate di questa fibra. Sul “podio” dei paesi produttori ci sono Russia (1 milione di tonnellate prodotte nel 2010), Cina (400mila) e Brasile (270mila), mentre chi ne fa maggior consumo sono Cina (oltre 613mila tonnellate), India (426mila) e Russia (263mila). Uno scenario che lascia poche speranze per quanto riguarda la salute delle persone: le stime dell’Oms ipotizzano che il picco di decessi per mesotelioma, tumori polmonari e tumori della laringe sarà tra il 2015 e il 2020. In base a questi dati, in tutto il mondo ci saranno cinque morti per tumore polmonare e due per asbestosi ogni 1000 abitanti: una tragedia che potrebbe interessare 10 milioni di persone nei prossimi 20 anni. (Inail.it)

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PREVENZIONE Da Marge Simpson a Cenerentola: anche i cartoni si battono contro il cancro al seno

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L’artista e designer salentino, classe 1973, Alessandro Palombo, in arte Alexsandro Palombo, ha voluto dare il suo contributo per il mese dellaprevenzione contro il cancro al seno; per essere vicino alle donne di qualsiasi età e paese, l’illustratore ha fatto parlare i personaggi femminili dei cartoni animati più famosi al mondo. Dalla Sirenetta, a Wilma deiFlinston, da Marge Simposon alla mamma Lois dei Griffin, passando per la sessantenne Betty Boop; tutte vengono ritratte con cicatrici che fanno pensare siano state colpite dal cancro al seno. La campagna si chiamaSurvivors (Sopravvissute), perchè il messaggio che l’artista vuole dare è proprio di speranza e incoraggiamento. Bell’idea!

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