Il bambino che guardava le donne

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Il bambino che guardava le donne
Autore Giampaolo Pansa
1ª ed. originale 1999
Genere Romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione Casale Monferrato, Piemonte
Il bambino che guardava le donne è un libro scritto da Giampaolo Pansa. Narra di uno strano triangolo d’amore nell’atroce geometria del secondo dopoguerra: Giuseppe, troppo giovane. Carmen, la fascista. E Attilio, l’ebreo.
Trama [modifica]

È il Natale del 1947 quando Giuseppe, undici anni, si introduce nel misero abbaino dove vive Carmen con la scusa di portarle in regalo dei mandarini. Ispirato da precoci fantasie erotiche le si avvicina, vuole toccarla, anche se Carmen ha il doppio della sua età e porta addosso un marchio infamante: dicono che sia stata una repubblichina di quelle cattive, feroce ausiliaria nell’esercito di Salò. Giuseppe non capisce bene certe cose, ma sa che nella sua città, Casale Monferrato, molti ebrei sono scomparsi nel nulla: il medico, il sarto, la vedova dell’antiquario, il preside della scuola e molti altri. A complicare il tutto arriva Attilio, studente di chimica, ex partigiano ed ebreo scampato ad Auschwitz. E accade che, contro ogni logica, Carmen e Attilio siano attratti l’una dall’altro in un rapporto impossibile, violento, doloroso: troppo brucianti le pene sofferte da entrambi e troppo vicini i fantasmi dei campi di sterminio, che di tanto in tanto riaffiorano alla mente. Giuseppe sta a guardare il compiersi di un destino che gli sembra totalmente sbagliato. Ma sorprendentemente tutto ha un senso: questo romanzo, ambientato nel dopoguerra, inizia e si conclude nell’autunno del 1998 con la voce narrante dell’avvocato De Filippis, il quale conosce molto bene tutta la storia fino alla fine. A lui, bambino divenuto oramai uomo, spetta l’obbligo di ricordare; anche per quelli che non ci sono più.
Edizione [modifica]

Giampaolo Pansa, Il bambino che guardava le donne – Sperling & Kupfer, pagg. 448
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Categorie: Romanzi del 1999Romanzi in italianoOpere di Giampaolo PansaRomanzi storiciRomanzi ambientati in Piemonte

“Un bambino che legge è un adulto che pensa”

 

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito.. perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

[Cit. Umberto Eco]

Il libro? È il vero mezzo di comunicazione di massa che può rilanciare l’Italia

Le opere letterarie come possibilità di crescita per il Paese, da non pensare più come prodotto meramente stilistico, ma come un bene a disposizione di tutti, diffuso e venduto come un cellulare, per sviluppare un maggior senso civico

Fonte: Immagine dal web

 

Basta tv e smartphone. È il libro il principalemezzo di comunicazione di massa che può smuovere le coscienze e rilanciare l’Italia dal punto di vista culturale ed economico. Ne sono convinti gli editori e i critici italiani: 7 esperti su 10 (69 per cento), infatti, secondo cui il libro non deve essere più inteso solo come un’opera d’arte, un prodotto meramente culturale, ma deve essere diffuso e venduto come gli smartphone e la tv, capace di migliorare la propria cultura combattendo l’ignoranza (64 per cento), rendono più consapevoli (53 per cento), aumentano il rispetto del prossimo (45 per cento) ed aiutano a sviluppare un maggior senso civico (36 per cento).

I dati emergono un’indagine promossa da Libreriamo, il social book magazine per lapromozione dei libri e della lettura, condotta intervistando le più importanti case editrici italiane e raccogliendo i pareri di 120 esperti di comunicazione e critici letterari su come promuovere i libri e far leggere di più gli italiani, e presentata al Salone Internazionale del Libro di Torino appena concluso. Così si scopre che dedicarsi troppo ad Internet e cellulare, dunque, è un’attività di routine che abbassa lo spessore socio-culturale della una popolazione. Ecco perché dedicare più tempo alla lettura permetterebbe di far crescere il tessuto sociale (71 per cento) e l’economia (65 per cento). I libri, così come i loro autori, inoltre non dovrebbero trovare spazio soltanto all’interno di programmi televisivi autoreferenziali, ma dovrebbero diventare parte integrante dei programmi d’intrattenimento e dei contenitori pomeridiani, come delle vere e proprie Star (57 per cento).

“Abbiamo voluto condurre un’indagine – ha spiegato il sociologo Saro Trovato, ideatore diLibreriamo e presidente dell’associazione Comunicazione Perbene – che permettesse agli addetti ai lavori di dire la loro e mettere in evidenza le criticità legate alla diffusioni dei libri in Italia, sia a livello materiale sia a livello culturale”. “L’opinione comune rilevata – ha precisato – è che la crescita del nostro Paese e della sua gente passa da una maggiore abitudine alla lettura dei libri, che devono essere venduti al pari degli smartphone, considerando il loro forte valore sociale. Leggendo di più si combatte il qualunquismo e il degrado, stimolando una crescita personale ed economica del Paese””.

LETTORI IN CALO NONOSTANTE TUTTO. Secondo quanto riportato dal Rapporto ‘L’Italia dei libri – Un anno, le stagioni, due trimestri a confronto’ uscito il 23 marzo 2012, solo il 44 per cento della popolazione italiana adulta ha acquistato un libro nel 2011, mentre il 49 per cento ha letto un libro nello stesso arco di tempo. Un calo dei lettori in Italia che, secondo la maggioranza degli esperti (42 per cento), è dovuto alla mancanza di “appeal” da parte della maggior parte dei libri in commercio. Per altri dipende dall’eccessiva fruizione di media come tv e internet che tolgono tempo e spazio alla lettura (26 per cento) e dal costo eccessivo di alcuni libri (17 per cento). Ecco perché per 7 esperti su 10 (69 per cento) il libro non deve essere più inteso solo come un’opera d’arte, un prodotto meramente culturale, ma deve essere considerato un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa, diffuso e venduto come gli smartphone e la tv, perché capace di migliorare la propria cultura combattendo l’ignoranza (64 per cento), rendono più consapevoli (53 per cento), aumentano il rispetto del prossimo (45 per cento) ed aiutano a sviluppare un maggior senso civico (36 per cento).

LO SPAZIO DEDICATO AI LIBRI NEI MASS-MEDIA. Da questo punto di vista, la ricerca di Liberiamo evidenzia come solo l’8 per cento degli intervistati ritenga che il tempo dedicato dai medi ai libri sia corretto. Per il 54 per cento degli addetti ai lavori in tv si preferisce trattare argomenti e generi diversi a discapito della cultura, mentre secondo altri (32 per cento) ci sono programmi dedicati ai libri troppo autoreferenziali, in cui i libri non vengono “laicizzati”. Ecco perché i libri e i loro autori ma dovrebbero diventare parte integrante dei programmi d’intrattenimento e dei contenitori pomeridiani, come delle vere e proprie Star (57 per cento).

I VANTAGGI DI UNA LETTURA MAGGIORE. Secondo gli addetti ai lavori il libro può rappresentare un vero e proprio volano per la crescita, sia sociale e culturale (71 per cento)  che economica (65 per cento), dell’Italia. Esso infatti rappresenta un mezzo utile a combattere l’ignoranza migliorando la cultura personale (64 per cento), anche attraverso l’arricchimento del proprio lessico, combatte il qualunquismo e rende più consapevoli della realtà (53 per cento), aumenta il rispetto del prossimo (45 per cento), elimina il degrado e aiuta a sviluppare un maggior senso civico (36 per cento). Secondo gli addetti ai lavori il libro deve diventare il media di riferimento, intorno al quale aprire un dibattito, confrontarsi, trasformandosi in un mezzo sempre più ‘social’.

LE COLPE DEL MONDO DELL’EDITORIA E DELLA DISTRIBUZIONE. La mancanza della giusta considerazione nei confronti della lettura in Italia dipende, in parte, anche da alcuni attori principali che ruotano intorno al mondo dell’editoria. Secondo la maggioranza degli addetti ai lavori (67 per cento) alcuni libri vengono perlopiù considerati come frutto dell’esercitazione puramente stilistica da parte dello scrittore. Il rischio principale secondo gli esperti è quello che si crei una letteratura distaccata dalla gente, come la politica, creando quindi due nicchie autoreferenziali, alle quali appartengono pochi eletti. La soluzione per gli addetti ai lavori sarebbe anche quella di scrivere libri più vicini alle corde espressive ed emozionali della gente, trovando argomenti, personaggi e un modo di scrivere più vicino al mondo in cui viviamo. Altro fattore è rappresentato dalla distribuzione: secondo il 17 per cento degli addetti ai lavori, una distribuzione dei libri attualmente squilibrata tra nord e sud sfavorisce uno sviluppo omogeneo dell’Italia dal punto di vista culturale ed economico.

IMPATTO DELLE TECNOLOGIE SUL MERCATO EDITORIALE. Secondo la maggioranza (51 per cento) possono essere un valido strumento da affiancarsi alla distribuzione cartacea di libri, mentre per altri (31 per cento) rappresenta l’unico modo per adeguarsi ai tempi e sopravvivere all’interno del mercato librario. Da parte delle piccole case editrici, l’atteggiamento verso strumenti come l’e-book è ambivalente: da un lato c’è chi lo ritiene un pericolo, mentre secondo altre è il mezzo ideale per abbattere i costi della distribuzione cartacea.

fonte

Philip Roth, Patrimonio – Una storia vera

By liotro

di alessandro garigliano

Non avrei mai voluto scrivere una recensione su Philip Roth. Non avrei mai voluto esprimere un parere su un autore, celebrato in tutto il mondo, che scrive con una lingua piana, standard, al grado zero; che affronta argomenti rasoterra,  penetrando all’interno di complicate, intime, vicende quotidiane o di correnti difficoltà esistenziali. Certo, attraverso il racconto di biografie comuni si spalancano sempre, in Roth, analisi di massimi sistemi, osservazioni su cruciali punti di svolta della Storia. Focalizzando il particolare, colmo di contraddizioni e di miserie, di generosità d’animo e di manie, Philip Roth, riesce a far riflettere i diversi contesti politici, sociali o economici. Ma i grandi e piccoli temi vengono sempre trattati senza alcuna ostentazione di forma, senza mai ricorrere a eccentricità retoriche perché la semplicità dei contenuti possa avere un’esposizione più seducente. Niente, ogni volta devo sopportare l’umiliazione di percorrere i romanzi di Philip Roth completamente rapito, malgrado sembri scorrere sulle pagine acqua, senza canali o altri argini, come se nessuno avesse progettato l’opera, controllato la struttura della trama, come se le parole e il montaggio delle scene non fossero stati da nessuno selezionati e rivisti con pedanteria, e anziché accadere quello che ogni manuale di retorica impone, vi sia solo, sempre, in ogni suo romanzo, una maledetta, torrenziale, incontrollata cascata d’ispirazione pura. Io so che non è così, lo so, ma l’effetto è quello, di un’opera d’arte composta senza sforzo.

Patrimonio è l’ennesimo capolavoro che leggo di Philip Roth. Con il sottotitolo Una storia vera, che per me è una specificazione respingente (l’ho iniziato a leggere per colpa di Giorgio Vasta che me l’ha consigliato). Da subito, ancora una volta con Roth, sono rimasto invischiato. La storia vera è quella di un figlio che accudisce il padre anziano, colpito da un tumore che gli deforma il volto. Il figlio, voce narrante e scrittore, diventa una sorta di infermiere. Com’è ovvio che sia, il racconto del passato del padre, la narrazione dei momenti principali delle proprie radici, c’è, ma non si tratta di un’immersione cieca, si ripercorre la storia del genitore con una delicatezza rara, si rammentano episodi salienti allo scopo di fare emergere la personalità della persona-personaggio, il profilo psicologico definito e complesso.  Ma quello che più mi è piaciuto è la forza del figlio, che nel sostenere anima e corpo il padre, diventa ciò che proprio il padre definisce con una flagrante, impassibile e invidiabilmente schietta forma d’amore: una madre. Non un padre generoso, come anche  il figlio si aspettava, ma la sintesi e la dilatazione dell’amore: una madre.

Voglio riportare un passo, che sebbene troppo lungo, dà netta l’immagine del tipo di rapporto che lega queste due generazioni in lotta, in concorrenza e in estenuante ma appagante dialogo.

Potreste dire che non significa molto per un figlio essere teneramente protettivo verso il proprio padre una volta che questi è senza forze e ridotto quasi al lumicino. Posso solo rispondere che mi sentivo altrettanto protettivo della sua vulnerabilità (come padre di famiglia emotivo e vulnerabile alle frizioni famigliari, come sostegno della famiglia vulnerabile agli incerti finanziari, come figlio incolto di immigrati ebrei vulnerabile ai pregiudizi sociali) quando io ero ancora a casa e lui era forte e sano e mi faceva diventare matto con consigli che erano inutili e limitazioni  che non avevano senso e ragionamenti che mi spingevano, solo soletto nella mia stanza, a spaccarmi la testa contro il muro e urlare per la disperazione. Era proprio questa la discrepanza che aveva fatto del ripudio della sua autorità un conflitto così opprimente, così pieno di dolore e di scherno. Non era un padre qualunque, era il padre, con tutto ciò che c’è da odiare in un padre e tutto ciò che c’è da amare.

Così per tutto il libro, negli episodi più umilianti, quando la vergogna sopraffa la vecchiaia, nei momenti tragicomici, al cospetto della carcassa piagata del padre senescente, il figlio sta in soccorso con una forza innata e immotivata, concentrato a dare.

Cito ancora un brano che spiega il titolo, di quale patrimonio si tramanda l’eredità, quale sia il senso del dare, quale sia il timbro icastico della narrazione e con quanta forza si riflette su un padre che si è tragicamente smerdato:

Portai giù la federa puzzolente e la misi in un sacco nero della spazzatura che legai forte, e portai il sacco alla macchina e lo buttai nel bagagliaio per darlo in lavanderia. E perché questo era giusto e come doveva essere non avrebbe potuto essermi più chiaro, ora che il lavoro era finito. Questo, dunque, era il mio patrimonio. E non perché pulire fosse il simbolo di qualche altra cosa, ma proprio perché non lo era, perché non era altro, né più né meno, della realtà vissuta che era.

Ecco il mio patrimonio: non il denaro, non i tefillin, non la tazza per farsi la barba, ma la merda.

 

Ma la storia non è una definitiva inversione di ruoli tra un padre che ha educato il figlio infante e un figlio che adesso soccorre un padre nell’età senile. Avviene, attraverso la malattia  e il bisogno, nel contatto assiduo tra le due generazioni, un mutuo dialogo dov’è naturale che entrambi, l’uno dall’altro, apprendano lezioni di vita. Ci si incanta a seguire il nitore dialettico con il quale la mortificazione o la prosaicità dell’anziano, ma anche il suo sano moralismo testardo, si completano e sono complementari alla capacità riflessiva del figlio, ma anche alla sua capacità di angosciarsi senza smarrirsi, di amare senza rimuovere l’odio filiale.

Nell’atto conclusivo della vita del genitore, il figlio scrittore, non può che manifestare testualmente la volontà di non volersi dimenticare nulla. Abbiamo assistito per tutto il libro alla travagliata agonia di un eroe ebreo che si è fatto da sé e che lentamente soccombe al tumore. Veglieremo anche sul narratore, quando, verso la fine, rischierà un attacco cardiaco, identificandosi con la condizione psicologica d’inesorabilità del padre. E ragioneremo sul fatto che probabilmente sarà in questa occasione, di impotenza e di fragilità, che l’autore maturerà  la scelta di non volere applicare al padre nessuna forma di accanimento terapeutico, decidendo, e nel deciderlo destando un’emozione senza eguali, di lasciarlo andare.

E quando tutto sta per ultimarsi, quando sempre più netto trapela il dolore di Philip Roth nel registrare il decorso della malattia del padre, tra le righe di questa meditazione composta squilla stonato e urgente un urlo infantile che trascende lo stile del libro, la personalità del suo autore e noi umani lettori: perché dobbiamo morire? Una domanda che ormai nessun essere umano esplicita più e che pure è rimasta inevasa e irrisolvibile, e che nonostante l’evidenza di milioni di anni implode latente dall’alba dei tempi:perché dobbiamo morire?

5 Gennaio 2008 – Esce in Italia l’ultimo libro della serie Harry Potter.

La serie di libri

La saga è composta da sette libri. Ogni libro della saga rappresenta un anno nella vita di Harry dagli undici ai diciassette anni; i primi sei libri descrivono anche ogni singolo anno scolastico trascorso nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts che dura appunto sette anni. Tuttavia, il settimo e conclusivo libro della saga è ambientato nella scuola solo in parte.

In ciascuno dei libri l’atmosfera è un po’ più cupa rispetto a quello che lo precede ed ognuno mostra una maturazione dei protagonisti; dalle atmosfere fantastiche, spensierate e festose del primo libro, si approda, anche attraverso la morte di alcuni personaggi (Cedric DiggorySirius Black), a quelle cupe, disilluse ed a tratti horror degli ultimi libri. Parimenti, lo stile narrativo si evolve con il personaggio diventando via via più complesso, ironico ed adulto. Le indiscrezioni circolate nel 2004, che davano come possibile la stesura da parte della Rowling di un ottavo libro della saga, sono state smentite dalla scrittrice dichiarando che con il settimo libro vengono risolti tutti i quesiti.[senza fonte] La Rowling tuttavia dichiarò che avrebbe semmai potuto scrivere un volume enciclopedico su tutta la saga, dove avrebbero trovato posto tutte le idee, gli appunti ed i tagli non inseriti nei libri. La stessa autrice ha però dichiarato nel 2007 che non scriverà nemmeno il volume enciclopedico.[senza fonte] La Rowling ha però scritto per beneficenza un racconto di 800 parole che si svolge tre anni prima della nascita di Harry Potter, e i cui protagonisti sono Sirius Black e James Potter. Il racconto manoscritto è stato battuto all’asta per la cifra di 25.000 euro.[5]

I libri, editi in Italia da Adriano Salani Editore, sono:

  1. 1998 Harry Potter e la Pietra Filosofale (nel Regno Unito Harry Potter and the Philosopher’s Stone/negli Stati Uniti Harry Potter and the Sorcerer’s Stone[6])
  2. 1999 Harry Potter e la Camera dei Segreti (Harry Potter and the Chamber of Secrets)
  3. 2000 Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban)
  4. 2001 Harry Potter e il Calice di Fuoco (Harry Potter and the Goblet of Fire), vero record per la casa editrice Salani: 300.000 copie
  5. 2003 Harry Potter e l’Ordine della Fenice (Harry Potter and the Order of the Phoenix), uscito in Italia il 31 ottobre 2003, preceduto dal lancio in tutto il mondo avvenuto il 21 giugno dello stesso anno
  6. 2005/2006 Harry Potter e il Principe Mezzosangue (Harry Potter and the Half-Blood Prince), uscito in lingua inglese sabato 16 luglio2005 e in italiano venerdì 6 gennaio 2006
  7. 2007/2008 Harry Potter e i Doni della Morte[7] (Harry Potter and the Deathly Hallows), uscito in lingua inglese sabato 21 luglio 2007 e in Italiano sabato 5 gennaio 2008

Il libro più lungo della saga è il quinto, Harry Potter e l’Ordine della Fenice, il più corto è il primo, Harry Potter e la Pietra Filosofale.

Con l’uscita del quinto tomo delle avventure di Harry, la Rowling, la casa editrice inglese (Bloomsbury) e la casa editrice Salani hanno sposato la causa della salvaguardia dell’ambiente, infatti per la stampa del volume è stato adottato un procedimento di lavorazione a basso impatto ambientale ed è stata usata carta in parte riciclata.

Nella traduzione italiana delle prime edizioni dei primi tre libri, una delle quattro Case di Hogwarts (Ravenclaw) veniva tradotta come “Pecoranera”, ma con l’uscita del quarto volume della serie, i traduttori della Salani hanno deciso di ribattezzarla “Corvonero” per riflettere più da vicino lo stemma della scuola, che raffigura appunto un leone, un serpente, un tasso e un corvo

La Rowling ha scritto anche altre opere ispirate all’universo di Harry Potter (con due diversi pseudonimi):

I libri della Rowling sono stati confrontati con Le cronache di Narnia (The Chronicles of Narnia) di C. S. LewisIl Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) di J.R.R.Tolkien, con quelli di Earthsea, trilogia fantasy di Ursula K. Le Guin, con i romanzi di Diana Wynne Jones e con quelli diPhilip Pullman.

Numerosi sono poi i libri che prendono spunto dalle gesta di Harry Potter; è stato ad esempio pubblicato Herry Sotter e la maledizione vegetaledi Claudio Comini, Edizioni Lapis, una parodia della saga, dove è narrata la storia di un bambino babbano, privo cioè di poteri magici, che viene scambiato per il celebre Harry Potter.

la lotta contro l’amianto a Sesto S. Giovanni


Michele Michelino

Daniela Trollio

 

 

Operai, carne da macello

 

la  lotta  contro  l’amianto  a  Sesto  S. Giovanni

 

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Prologo

 

 

La storia: una storia di fatica, sudore, malattie e morti, ma anche lotte, solidarietà, gioia e vittorie.

I luoghi: Sesto San Giovanni, provincia di Milano. La Stalingrado d’Italia, la città operaia delle grandi fabbriche come la Breda, la Marelli, la Falck.

La fabbrica: la Breda Fucine, fondata nel 1886 col nome E.Breda & C. e chiusa nel 1997.

I protagonisti: operai,  lavoratori, cittadini; uomini e donne molto spesso senza nome e senza volto.

Il killer: l’amianto, detto anche asbesto, il  “miglior termodispersore al mondo”. Pratico, economico ma anche mortale. In sé non è pericoloso: lo diventa quando si usura e le piccolissime particelle di cui è composto (nell’ordine di millesimi di millimetro) si disperdono e vengono inalate. Allora vanno a concentrarsi nei bronchi, negli alveoli polmonari e nella pleura e provocano danni irreversibili ai tessuti.

 

Questo libro racconta come un gruppo di operai della Breda Fucine siano riusciti a portare sul banco degli imputati non solo i dirigenti di una fabbrica “di morte” ma un sistema economico che, in nome del profitto, calpesta e uccide uomini e natura.

 

È una storia “vera”, una  storia collettiva come tante altre – magari  sconosciute, ma che  formano la Storia del movimento operaio – di uomini e donne che hanno portato avanti, contro tutto e contro tutti, una battaglia  per la salvaguardia del diritto alla salute di  lavoratori e cittadini.

È a loro, alla loro tenacia e al loro coraggio, che è dedicato questo libro.

 

 

Questa storia collettiva è stata scritta non solo per ricordare.

A Sesto S. Giovanni il veleno si chiama AMIANTO. Ma potrebbe chiamarsi ARSENICO, come a Manfredonia, DIOSSINA come a Seveso o CVM come a Porto Marghera.

Il nome che avrà domani ancora non lo conosciamo.

Vogliamo far conoscere la nostra storia perché non si ripeta.

 

 

Michele Michelino

Daniela Trollio

 

 

Operai, carne da macello

 

la  lotta  contro  l’amianto a  Sesto  S. Giovanni

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Il ricavato della vendita di questo libro va interamente

al Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

per continuare le sue battaglie

 

 

Chi volesse approfondire il tema qui trattato può rivolgersi agli autori

presso il Centro di Iniziativa Proletaria “Giambattista Tagarelli” di Sesto S. Giovanni (MI) – cap 20099 – via Magenta n. 88

tel. 0226224099, oppure al cellulare n. 3394435957 o all’ e-mail: michele.mi@inwind.it

 

 

Sesto S. Giovanni, febbraio 2005

 

Indice

Cap.  1.   La condizione di vita e di lavoro in fabbrica

Cap.  2. L’inchiesta operaia

Cap.  3. All’interno di Cascina Novella occupata dai cassaintegrati nel 1994 nasce il “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”

Cap.  4. Comincia la battaglia per ottenere giustizia

Cap.  5. Una lapide in ricordo dei nostri morti

Cap.  6. Lo sgombero di Cascina Novella Occupata

Cap.  7. Le prime archiviazioni

Cap.  8. Conquistiamo una nuova sede

Cap.  9. Un blitz in Consiglio comunale

Cap. 10. La strage continua

Cap. 11. Prepariamo i processi

Cap. 12. Un duro colpo per il Comitato: la morte di Giambattista Tagarelli

Cap. 13. La lotta contro le archiviazioni

Cap. 14. Si rompe il muro di omertà

Cap. 15. Una prima vittoria: rinviati a giudizio due dirigenti della Breda

Cap. 16. Provocazioni e solidarietà

Cap. 17. La lotta contro l’INAIL e l’INPS

Cap. 18. Cominciano i processi

Cap. 19. L’assoluzione dei dirigenti Breda

Cap. 20. Non ci siamo arresi: portiamo in tribunale i dirigenti della Breda/Ansaldo

Cap. 21.  La lotta si estende sul territorio

Cap. 22. La condanna dei dirigenti

 

Altri materiali:

. L’amianto nel mondo: una strage lunga un secolo

. Estratto dei rapporti dello SMAL (Servizio di Medicina Preventiva

per gli Ambienti di Lavoro)

. Riflessioni, di Sandro Clementi, avvocato

. Breda, Reparto Aste, testo di E. Partesana