Premessa

Premessa
Quando un incontro colpisce. A volte basta una semplice frase perché questo avvenga, infatti così è stato. Leggendo Come un romanzo di Daniel Pennac si è realizzato un incontro-scontro con “la lettura, resurrezione di Lazzaro, sollevare la pietra della parola” 1 … Mi sono chiesta chi avesse mai scritto questa frase e perché. La nota indicava: Échancrures di Georges Perros. Pennac, nel suo saggio, descrive Perros come un professore universitario che teneva dei “cours d’ignorance”, durante i quali, per la maggior del tempo leggeva; non spiegava, ma leggeva, leggeva di tutto, passando da un autore classico ad un altro e poi, concluso il tempo della “lezione”, continuava a leggere per i suoi studenti nei bistrot. In quel momento ho pensato di avere incontrato uno scrittore interessante. Ho iniziato a leggere i suoi libri. Gorges Perros, professore universitario, scrittore e lettore di professione, è un personaggio abbastanza conosciuto in Francia, ma il suo vivere ai margini della società non lo ha certo aiutato ad essere famoso, anche se questo pensiero non lo ha mai interessato. Ho deciso di dedicare alla sua opera questo mio lavoro di ricerca, nell’intento di penetrare nel suo universo e di familiarizzare con la sua scrittura forte, incisiva, ma insieme alquanto enigmatica, per contribuire alla diffusione degli scritti di Perros in Italia. La mia indagine, attraverso un’esplorazione della scrittura di Perros, vuole mettere in luce alcuni aspetti della sua produzione letteraria: l’utilizzo di una scrittura diversa dai canoni a cui siamo abituati. Una scrittura fatta di frammenti, note, aneddoti, esercizi di traduzione ed interpretazione, una scrittura che non si presta certo ad una lettura di diletto, ma che richiede una disponibilità ad entrare in un universo singolare, personalissimo. Perros sperimenta un’ansia-tormento, “les affres du style” per usare l’espressione di Flaubert, deciso a trovare la parola “giusta”, ossia la parola che renda giustizia, che sia cioè in grado di eliminare qualsiasi traccia di inessenziale dalla sua scrittura; la capacità di scandagliare le possibilità del linguaggio alla ricerca di una parola espressiva, non scontata, non abusata e svuotata dal suo significato originale: una parola “pura”. Perros è uno scrittore che ha vissuto ai margini della società ed ha scritto ai margini dei libri, redigendo su qualsiasi pezzo di carta note, frammenti, spunti e aneddoti, raccontando la quotidianità perché, secondo lui, lì si cela l’essenziale. Questa sua marginalità, il suo rapporto atipico con il mondo e la società letteraria può certamente avere influenzato le sue decisioni, come l’abbandono del teatro e della capitale francese per rifugiarsi in un paesino della Bretagna, bagnato dal mare. Lettore di professione, ha dato fiato alla “voce”. Alla voce del libro, che prende vita nel momento in cui qualcuno la sente leggendo un testo. Perros-scrittore, scrive la sua “voce”. Perros-lettore, legge e sente la “voce”. Perros-uomo perde la voce, porta sempre con sé una lavagnetta, la sua “ardoise magique” 2 . È un uomo per nulla disperato, perché finché c’è un pezzettino di carta, ha modo di dare fiato alla sua “voce” e ascoltare quella degli altri. ooo

1 – Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Universale Economica Feltrinelli, 2001, p. 45. (retour)

2 – Titolo della sua ultima opera, dedicata a coloro che hanno perso la voce per un intervento di laringectomia. Scritto durante l’ultimo anno di vita. (retour)

Premessaultima modifica: 2009-08-17T11:49:00+02:00da weefvvgbggf
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