Quel “Sangue sparso” ed una celtica stretta tra le mani

“Mai più ruberete la sua voce, fermerete i suoi passi. Per lui ora parla il vento. Come il mare è il suo cammino”

Quel “Sangue sparso” ed una celtica stretta tra le mani
Francesco Cecchin, 35 anni fa

Piazza Vescovio, Excalibur, estate 2010. Quando incontro Flavio per la prima volta non posso non notare il suo sguardo triste e quel dolore che gli permea l’anima. Siamo seduti ad un tavolo in un angolo, con noi ci sono Bruno, Marco e Fabrizio. Ordiniamo alcune birre. “Ecco, questa l’ho portata per te – mi dice Flavio –  È stata nel mio cassetto per trent’anni”. Mi porge una scatolina, la apro con le mani che già tremano al pensiero di cosa vi troverò dentro. Quando scorgo una catenina sottile, spezzata, con una croce celtica d’argento, una sensazione di gelo mi passa lungo  la schiena. “Me la donò Maria Carla quando Francesco morì: ‘Lui vorrebbe che la tenessi tu’ mi disse”. Un piccolo oggetto che tengo tra le mani come una reliquia, mentre una lacrima scende giù. Penso a quel ragazzo sorridente che l’aveva portata al collo con onore, inconsapevole che la sua giovinezza stava per spezzarsi.

Flavio non parla. Nessuno di noi ci riesce. È difficile spiegare con le parole cosa si prova in certi momenti. Ricordo ogni dettaglio di quelle ore trascorse a quel tavolo con i “ragazzi di Piazza Vescovio”, li conoscevo appena, eppure erano già parte della mia vita. È Flavio a rompere quel silenzio doloroso: “Ti ho portato anche questo” dice, e mi porge un pacchetto avvolto con carta da imballaggio e spago. Contiene un quadretto, con alcuni disegni ed una scritta che riporta una frase di Julius Evola. “Me lo regalò Francesco, e mi disse ‘promettimi una cosa: che non diventerai mai un politicante come tanti di oggi. Promettimelo’. Ed io glielo promisi”. Bruno tira fuori dalla sua borsa di avvocato una busta con alcune foto: una bara con una bandiera tricolore sopra, uno striscione: “Camerata Cecchin presente”, le lacrime e le braccia tese, e quella scritta su quel muretto “Francesco vive nei nostri cuori”, e poi quella targa: “Mai più ruberete la sua voce, fermerete i suoi passi. Per lui ora parla il vento. Come il mare è il suo cammino. Francesco Maria Cecchin caduto per la Rivoluzione. Il popolo lo onora. 16.VI.1979”. Quella targa è ancora lì, dove Francesco cadde in quella sera d’estate di 35 anni fa.

Anche Marco ha portato qualcosa: è un manifesto che ha disegnato con le sue mani, c’è un ritratto di Francesco, la fiaccola del Fronte della Gioventù e la scritta “Lui vive, Lui combatte”.

Si fa sera, a Piazza Vescovio i locali accendono le luci. Usciamo tutti insieme, svoltiamo l’angolo, percorrendo quei pochi metri che ci separano dal teatro di morte di quella notte. Varchiamo il piccolo cancello e portiamo la nostra preghiera a Francesco, lasciamo un fiore. Flavio mi abbraccia e mi ringrazia: “Sangue sparso”, il film che stavo scrivendo, sarebbe stato un piccolo e certamente inadeguato risarcimento alla memoria del suo Francesco, quell’amico perduto troppo presto, ma avrebbe significato iniziare ad uscire dall’oblio a cui tutto un mondo sembrava destinato.

Emma Moriconi

 

Sera di giugno

Quella sera, era di giugno…sei uscito per una passeggiata nel tuo quartiere, insieme a tua sorella. Volevi andare a mangiare un gelato, passare qualche ora senza pensieri. Come tutti i ragazzi della tua età. Ma tu non eri come loro. Non eri un ragazzo come tanti. Eri un militante politico, un giovane fieramente e semplicemente schierato “dalla parte sbagliata”.

Quella sera di giugno eri tranquillo, nonostante l’atmosfera tesa, quasi irreale. Un’atmosfera pesante e cupa, alimentata da quelli per cui “uccidere un fascista non è reato”. Quelli che non sopportavano la presenza di un nucleo forte ed agguerrito che osava fare politica nel “loro” territorio. Quelli che quello stesso pomeriggio ti avevano minacciato pesantemente e duramente. Quelli che, in tre, ti hanno rincorso, picchiato e gettato in un cortile.

Il loro odio ti spingeva dalla vita verso la morte…troppo presto. Troppo presto il destino ti ha presentato il conto. Troppo presto il tuo sangue ha acceso ancora una volta il dolore e la rabbia quasi impotente di chi condivideva la tua scelta di vita.

Era una sera di giugno e ti sei trovato ad affrontare da solo i tuoi assassini. Hai cercato di proteggere tua sorella, di fare in modo che lei non vedesse quello che avevi capito ti sarebbe successo di lì a poco. Hai cercato di difenderti con quello che avevi per le mani…ma non è servito. Un grido, un tonfo sordo e poi silenzio. Un silenzio di morte. Restavano solo il tuo corpo e il tuo sangue sparso in quel cortile, con il pugno stretto intorno ad una chiave piegata.

Il ricordo della tua gioventù, del tuo sorriso, sono chiusi nei cuori di chi ti ha conosciuto e di chi, oggi come ieri, segue il tuo esempio. Sono il carico prezioso di una nave che viaggia oltre il tempo e lo spazio, senza mai affondare, con le vele gonfie di vento e il tuo nome sulla bandiera.

Un vento che spazza le nuvole, che porta via le menzogne e gli imbrogli che in troppi hanno cercato di far passare per realtà. Senza pudore, senza rispetto per niente e per nessuno. I tuoi assassini e chi li ha protetti e difesi non hanno mai pagato per il loro crimine. Ma la vera giustizia non può essere fermata dall’infamia di uomini senza onore.

La tua gioventù è come un fiore, che da quella sera di giugno giace a terra col gambo spezzato. Ma la bandiera che portavi sventola ancora alta e fiera, perché altri come te hanno raccolto il testimone, hanno seguito i tuoi passi che nessuno ormai riuscirà più a fermare.

Eri primavera, eri libertà. Adesso porti in mano una rosa e nell’altra la verità!

Cristina Di Giorgi

 

Frammenti di cuore e ricordi

“Alla fine degli anni 70 Francesco era poco più di un ragazzino. Due caratteristiche fondamentali lo distinguevano fortemente: la sua presenza in qualsiasi occasione militante a Roma ed il suo comportamento silenzioso, composto e serio. Di Francesco va conservato lo spirito che lo distingueva, la presenza continua, l’umiltà, la serenità, la costanza e l’abnegazione”.

“Quella notte la tua vita finiva… il tuo cuore non batteva più. Il tuo braccio non si sarebbe più levato verso il cielo, i tuoi occhi non avrebbero più brillato, la tua voce non avrebbe più gridato.

Ma ora siamo qui noi: saremo i tuoi occhi che guardano il mondo, saremo il tuo braccio, saremo la tua voce… Saremo te!”

“…A volte la nebbia nasconde il cielo, ma poi arriva sempre un soffio di vento che la spazza via. E allora i raggi del sole illuminano coloro che sono rimasti in piedi ad aspettare…”

Emma Moriconi

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