Eternit gli scienziati: “Micidiale e vive a casa degli Italiani”

La sentenza del Tribunale di Torino che ha condannato a 16 anni di carcere i proprietari dell’Eternit «entrerà nella storia». Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, non ha dubbi. A dare la misura della sua importanza è la strage che si consuma periodicamente in Italia, con 3-4 mila morti l’anno. Tutti uccisi dall’amianto. Tra loro, il 15 per cento non sapeva nemmeno di essere stato esposta a questa polvere assassina. «Ecco perché l’eternit è un problema nazionale», puntualizza il ministro. Operai e cittadini sono esposti A pagare saranno il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga 91 enne Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne. ex proprietari della multinazionale Eternit: sono stati condannati per disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle norme anti-infortunio. Secondo i giudici, è stata loro la responsabilità della morte e della malattia di migliaia di persone, fra operai e cittadini esposti alle fibre di amianto, la cui dispersione nell’aria provoca malattie asbesto- correlate, cioè difficoltà respiratorie, cancro ai polmoni (il mesotelioma), alla laringe, alle ovaie, solo per citare le più rilevanti. I due miliardari, in tempi diversi, pur sapendo che la polvere d’amianto era velenosa, hanno tenuto i lavoratori all’oscuro dei pericoli che correvano nelle fabbriche di Ca sale Monferrato (Alessandria). Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), tutte chiuse a metà degli anni Ottanta. Se i reati contestati per Bagnoli e Rubiera sono però caduti in prescrizione, per quelli di Casale e Cavagnolo sono stati dichiarati colpevoli e obbligati a un maxi risarcimento danni da 100 milioni di euro e destinato a salire. «E un sogno che si avvera, perché i diritti sono realtà», commenta il procuratore Raffaele Guariniello. che ha coordinato l’inchiesta. «Questa sentenza rende giustizia alle famiglie. Ma purtroppo vedremo ancora tanti amici morire e abbiamo ancora tanta rabbia e tanta strada da fare», aggiunge Romana Blasoni, 83 anni, presidente dell’Aneva (l’associazione dei parenti delle vittime) che per l’amianto ha perso il marito, la figlia, la sorella, un nipote e un cugino. La sentenza di Tonno è una “condanna-pilota”. Perché, grazie a questo precedente, si innescheranno battaglie legali contro i morti e i malati d’amianto non solo in Italia, ma pure nel resto d’Europa. L’Italia è sempre in prima linea Anche perché, secondo la rivista scientifica Lancet, nel Vecchio Continente le vittime ogni anno sono circa 90 mila. Un numero, però, destinato a salire vertiginosamente, tan to che potrebbe arrivare a 500 mila nei prossimi trenl’anni. Tralasciando il clamore del processo di Torino, il nostro Paese rimane in prima linea nella lotta all’amianto: dal 1992 la produzione e commercializzazione è vietata per legge. Ma questo materiale, composto da fibre di silicio, per decenni è stato considerato il miracolo dell’industria e della manifattura del ventesimo secolo e quindi è diffuso capillarmente. Un minerale versatile, a basso costo, indistruttibile, isolante, fonoas sorbente, che resiste bene al calore, alla corrosione, al fuoco, all’umidità è stato impiegato, in passato, in mille modi, dall’industria all’edilizia. Era pure nei filtri delle sigarette Dai ferri da stiro ai freni delle auto, dalle caldaie alle vernici, dai pannelli per ricoprire i tetti, ai tubi. Negli anni “50 veniva inserito persino nei filtri delle sigarette. Ma quanto amianto c’è in Italia? E quanto in Europa e nel resto del mondo? Impossibile saperlo. Non c’è infatti una cifra esatta sulla quantità al di qua e al di là delle Alpi. E questa assenza di numeri precisi rende ancor più inquietante la minaccia della fibra killer. Nel Paese,trai40 e i 60 siti dismessi Si stima che solo nel nostro Paese circa 3,7 milioni di tonnellate siano entrate nella composizione di oltre tremila prodotti diffusi nelle case e nei luoghi di lavoro. L’Inail calcola che lungo la Penisola ci siano fra i 40 e i 60 siti dismessi per la produzione di amianto, che ci siano in circolazione circa 10 mila fra carrozze ferroviarie, navi, metropolitane con amianto spruzzato, che ci siano fra i 50 mila e gli 80 mila chilometri di tubature e condotte altamente pericolose. Assobeton (Associazione nazionale industrie manufatti cementizi) indica la presenza di 12 milioni di tonnellate di lastre per coperture in cementoamianto in tutto il Paese, pari a una superfìcie di 1,2 miliardi di metri quadrati distribuiti sia su edifici pubblici (scuole, ospedali, stazioni) che privati. Ma a rendere lo scenario ancor più allarmante sono le difficoltà della bonifica e dello smaltimento: operazioni lunghe, costose e con pochi siti di stoccaggio. Se nel settore privato è praticamente impossibile fare un censimento di questa bomba ecologica, da una ricerca dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr risulta che in Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Piemonte, una mappatura è stata fatta quantomeno per gli edifici pubblici. Non è cosi nelle regioni del Sud: «Abbiamo pochissime informazioni su dove e quanto ce n’è», spiega la ricercatrice Lorenza Fiumi. «La situazione è drammatica ». Un nemico silenzioso, inodore, diffuso, ma soprattutto spietato. L’inalazione delle sue polveri, che il materiale rilascia da sé nell’aria con il tempo e il deterioramento, è dimostrato che siano tossiche e nocive fino a causare la morte, con un insorgenza delle malattie anche nell’arco di 30-40 anni dall’esposizione. Mediamente, secondo i dati fomiti dal Regi stro nazionale dei mesotelioni (Renam), il cancro ai polmoni provocato dall’amianto si manifesta attorno ai 70 anni e la diagnosi è infausta: la sopravvivenza va dai 9 ai 12 mesi. Le vittime sono spesso uomini In due casi su tre le vittime sono uomini. Ogni anno, in Italia, le persone colpite da mesotelioma, questa gravissima forma di tumore ai polmoni, sono in media 1.400. Il responsabile del Renam, il dottor Alessandro Marinacelo, sottolinea però che negli Stati Uniti d’America sono stati eseguiti degli studi clinici che hanno aperto qualche speranza di sopravvivenza. Nei casi di diagnosi precoce, già all’insorgenza dei primi sintomi (tosse, difficoltà respiratorie, dolore al torace), se subito curato, il tasso di mortalità si abbassa.

Eternit gli scienziati: “Micidiale e vive a casa degli Italiani”ultima modifica: 2012-02-29T16:06:01+01:00da admin
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