NOSTRA INCHIESTA / BAGNOLI, LA STORIA INFINITA Amianto, la strage continua: picco nel 2020

A Torino è in corso il processo a carico dei proprietari dell’Eternit, accusati di disastro doloso permanente e inosservanza delle misure di sicurezza. Nello stabilimento flegreo 394 operai sono morti di asbetosi. I familiari sono in attesa di giustizia: la sentenza è prevista per fine anno. Ma secondo gli studi eseguiti dal docente della Sun Massimo Menegozzo, i rischi legati alla polvere sottile non sono affatto scongiurati: tra nove anni è previsto il record di malattie tumorali


Forse in pochi si ricordano che Bagnoli prende il nome da “balneolis”, per la sua natura termale. Parte integrante dei Campi Flegrei, ricco di storia e di stufe naturali, il quartiere è diventato nel tempo il simbolo della industrializzazione di Napoli, sede di uno dei più importanti insediamenti industriali del mezzogiorno e in particolare delle acciaierie dell’Ilva, ex Italsider, attive dall’inizio del ’900 e dismesse dagli anni novanta. Parlare di Bagnoli significa raccontare del suo sviluppo industriale e poi della sua crisi, degli operai, che hanno lavorato nelle acciaierie e dei figli che hanno preso il loro posto. Ma significa anche raccontare di una strage silenziosa che ancora oggi si sta consumando. Parliamo dei 394 operai dello stabilimento Eternit, che sono morti di asbestosi, una terribile forma di tumore al polmone, che colpisce chi è stato a contatto con l’amianto, e di altri 190 in fin di vita. I loro familiari sono in attesa finalmente di avere giustizia dopo vent’anni. E non dalla Procura di Napoli. C’è voluto un magistrato torinese, Raffaele Guariniello, per mettere sotto accusa i due proprietari dell’Eternit, il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne. Il reato è pesantissimo: disastro doloso permanente e inosservanza delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro. Un processo storico. Il primo in Europa con un collegio legale internazionale: 3 mila vittime, 4 mila parti civili, la richiesta di 5 miliardi di risarcimento. Un processo anche lampo: iniziato il 10 dicembre 2009, si chiuderà a fine anno.

Le testimonianze
Drammatiche le testimonianza rese al processo dai sopravvissuti. Racconta Bruno Carnevalis, 70enne, operaio alla sfilacciatrice del reparto amianto dal ’69 all’80. “Nel 74 mi venne diagnosticata una bronchite cronica con enfisema. Nel ’77 mi venne riconosciuta l’asbestosi come malattia professionale. L’Inail mi dava 200 mila lire al mese. Ma ho continuato comunque a lavorare nel reparto dell’amianto blu. Il medico di fabbrica mi disse che si trattava di un po’ di bronchite”. “Alla fine – conclude l’ex operaio – me ne sono andato nell’80 perché non ce la facevo più. Avevo l’affanno, non riuscivo più ad alzare i sacchi. Il caporeparto mi disse di firmare le dimissioni. Lo feci. Sapeva che stavo male”. Dalla sua deposizione è emerso che a Bagnoli “l’ambiente era molto polveroso e che si maneggiava l’amianto con le mani”. “Il ricambio d’aria non c’era – precisa Carnevalis – nel reparto non c’erano finestre. Il sabato mattina pulivamo la sfilacciatrice o con la spazzola o con la scopa e la polvere andava tutta a terra. Abitavo a 300 metri dallo stabilimento. Mia moglie mi vedeva rientrare dalla finestra e mi diceva che ero tutto sporco di amianto. Una signora che abitava al secondo piano si è ammalata eppure non ha mai lavorato lì”. Le visite di esterni, anche quelle degli ispettori non erano a sorpresa. “Quando c’era qualche visita bisognava pulire a fondo lo stabilimento”.

I soggetti a rischio
Ma chi pensa che la strage di amianto sia un ricordo lontano si sbaglia. A quanto dicono gli esperti, il picco della malattia deve ancora arrivare. C’è chi continua ad ammalarsi di mesotelioma o di asbestosi. C’è chi continua a morire. Perchè è vero che la fabbrica dell’Eternit è stata chiusa venti anni fa, ma la contaminazione ha riguardato anche chi non vi ha mai lavorato: mogli e figli degli operai, che portavano a casa le tute sporche del lavoro, abitanti della zona che hanno respirato – senza saperlo – le polveri sottili prodotte dallo stabilimento. Secondo uno studio eseguito dal professore Massimo Menegozzo, docente di Medicina del Lavoro alla Seconda Università di Napoli, e responsabile dal 2003 del registro mesoteliomi della Campania, l’amianto è causa non solo del tumore alla pleura e al peritoneo, ma anche del tumore al polmone, della laringe e dell’ovaio. Menegozzo, in qualità di consulente della Procura di Torino nel processo all’Eternit, ha svolto una ricerca epidemiologica su 2.336 ex lavoratori dell’Eternit di Bagnoli. Nel 49 per cento dei deceduti si sono riscontrate patologie correlate all’amianto. E proprio i dati raccolti nel corso del processo dicono che il picco tumorale causato dall’amianto dell’Eternit sia previsto per il 2020. Lo stesso ex sindaco, Rosa Russo Iervolino, sentita a Torino, ha ammesso: “Le operazioni di bonifica sono cominciate nel 2006 ma c’era amianto anche dove non avrebbe dovuto esserci e l’inquinamento era più vasto e profondo del previsto: il materiale era interrato anche di cinque metri, invece dei soliti tre”.“Attendiamo con fiducia la sentenza a fine anno – dice Giovanni Sannino, segretario generale Fillea Campania – ci auguriamo che sia una sentenza esemplare. C’è una grande sete di giustizia da parte degli operai e dei loro familiari. Abbiamo chiesto 300mila euro a testa come risarcimento, nella consapevolezza che niente potrà restituire i propri cari”.

http://denaro.it/blog/2011/09/21/amianto-la-strage-continua-picco-nel-2020/

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2 pensieri su “NOSTRA INCHIESTA / BAGNOLI, LA STORIA INFINITA Amianto, la strage continua: picco nel 2020

  1. Da questo processo ci si attende una pena esemplare.Dopo
    visti vari lutti,di familiari, amici, parenti,una corsa nel tempo
    senza fine,che purtroppo sono venute a mancare le persone
    più care senza via di scampo.Si chiede solo giustizia,alla
    corte,è il modo di cui si farà rispetto per tante vittime
    innocenti,e rispetto per tanti familiari, che credono fino in
    fondo che esista tuttora una giustizia a chi la chiede.

  2. Tutti sapevano e nessuno ha parlato.
    Lo sapevano i sindacati.
    Lo sapeva la direzione dell’azienda.
    Lo sapevano tutti, e non gli operai …
    Purtroppo l’Italia è piena di casi Bagnoli,vedi Sesto San Giovanni dove le fabbriche hanno riempito l’aria di polvere d’amianto portano in regalo tumori ai polmoni e alla gola ed ogni regione ha minimo un caso dove chi ha inquinato e ammazzato,perché per ammazzare non serve un arma basta anche inquinare l’aria che respiri o i terreni dove si coltiva genere alimentare.
    Anzi in certi casi vengono riveriti e premiati perché portatori di innovazioni e posti di lavoro,ma a che prezzo.
    Perché l’Inail non indaga è inizia a fare passare come giusto le malattie respiratorie come infortuni sul lavoro e non dare colpo al fumo e se non fumi al fumo passivo?
    Sperando in un domani che porti giustizia,almeno per chi ha perso la vita dopo una penosa malattia e che serva per non ripetersi nel futuro.
    Un saluto Giovanni

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