19/05/2012
Spunta una tassa comunale sui proprietari di cani e gatti

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Infermieri: protagonisti della sanità del futuro tra appeal e professionalità
Secondo un'indagine del Censis, è questo uno dei lavori con ottime chance occupazionali: 9 laureati su 10 le trovano entro un anno dal conseguimento del titolo. Entro il 2020 l'Italia avrà bisogno di 266mila infermieri in più
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Serietà, professionalità, alta occupabilità e utileagli altri: quella dell'infermiere è una professione con un'attrazione sempre più crescente tra i giovani. Ma quale ruolo occupa oggi nel settore medico e quale potrebbe essere il suo contributo per una sanità migliore? Di cosa c'è bisogno per valorizzare l'apporto che già oggi, secondo la maggioranza degli italiani, gli infermieri garantiscono alla sanità? A queste domande ha cercato di dare una risposta una recente indagine del Censis presentata nei giorni scorsi durante il XVI° Congresso della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi (Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d'infanzia) che ha evidenziando due aspetti essenziali: primo, l'infermiere gioca un ruolo positivo nella sanità attuale e ha le capacità di diventare uno dei principali protagonisti della buona sanità del futuro (90 per cento degli intervistati). Secondo, diventare infermiere è considerata una scelta da condividere e incoraggiare per via della good social reputation (76,6 per cento) di cui gode la professione e perché consente di trovare lavoro rapidamente (47 per cento). Tra i tanti dati emersi, la ricerca, ha evidenziato come l'84,2 per cento degli italiani incoraggerebbe un figlio, parente o amico che volesse iscriversi al corso di laurea in Scienze infermieristiche, perché la ritiene una buona scelta; il 76,6 per cento per l'alto valore sociale della professione, perché dà aiuto agli altri; il 47 per cento perché garantisce un titolo di studio che consente di trovare facilmente lavoro.
"DA GRANDE VOGLIO FARE L'INFERMIERE". Vogliono fare l'infermiere sempre di più i liceali (tra le matricole di Scienze infermieristiche erano il 29 per cento del totale nel 2003-2004, sono diventati il 46 per cento nel 2009-2010), i maturati con un voto alto (nel 2003-2004 quelli con un voto alla maturità superiore a 90 erano l'11,8 per cento delle matricole, sono diventati quasi il 13 per cento nel 2009-2010), i giovani per i quali il corso di studi in Scienze infermieristiche rappresenta la prima scelta (erano il 46 per cento delle matricole nel 2003-2004, sono diventati il 59 per cento nel 2009-2010).
DOPO LA LAUREA 9 SU 10 TROVANO LAVORO. Diventare infermiere è considerato, oggi, un percorso accelerato per trovare collocazione nel mercato del lavoro: a un anno dalla Laurea, infatti, il 93 per cento degli infermieri ha trovato un'occupazione. Le ragioni primarie indicate invece da coloro che sconsiglierebbero parenti e amici di dedicarsi alla professione infermieristica sono la durezza del lavoro (63 per cento) e, soprattutto, l'inadeguatezza del reddito: il 66,4 per cento degli italiani ritiene che gli infermieri guadagnino poco. Tuttavia, il 71 per cento ritiene che la professione infermieristica sia destinata ad avere maggiore riconoscimento in termini di stipendi, status sociale e percorsi di carriera.
SCIENZE INFERMIERISTICHE, UN ERRORE IL NUMERO CHIUSO E IL TEST D'ACCESSO. Numero chiuso e test d'accesso, non è cosi che si prepara un buon infermiere. Il 61,3 per cento degli italiani considera un errore il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Scienze infermieristiche. Quasi il 32 per cento perché c'è bisogno di avere più infermieri nel futuro e in questo modo l'Italia rischia di non averli. Per il 29,7 per cento perché la selezione dovrebbe basarsi sulla capacità degli studenti di andare avanti nel percorso di studi. Meno del 40 per cento degli italiani, invece, si dichiara favorevole al numero chiuso. Di questi, il 29,3 per cento lo considera un buon modo per selezionare gli studenti e il 9,4 per cento lo valuta positivamente anche se ritiene che occorrerebbe ampliare il numero dei posti disponibili. Gli italiani si dividono sul ricorso alla prova con test a risposta multipla (i quiz) per selezionare l'accesso al corso di laurea in Scienze infermieristiche: il 37,8 per cento lo giudica un modo adeguato, il 37,5 per cento lo ritiene un sistema errato (percentuale che cresce tra i laureati fino al 45,1 per cento), mentre per il 24,7 per cento forse non è adeguato, però non ci sono alternative. Il numero chiuso rende inevitabile il ricorso a infermieri stranieri: c'è già stato un boom nel periodo 2007-2010, con un incremento del 25 per cento (+8mila unità).
LA PERCEZIONE DEI PAZIENTI E LA CAPACITÀ DI RELAZIONARSI. Professionale e capace di relazionarsi, l'infermiere piace agli italiani. Il 75,2 per cento degli italiani che hanno avuto rapporti diretti o indiretti, tramite i familiari, con gli infermieri valuta come ottima o buona l'attività da loro svolta. Molto apprezzate sono le capacità tecnico-professionali (dal 55,6 per cento), la capacità di relazionarsi con i pazienti e i familiari (51,2 per cento), la cortesia e la gentilezza (44,7 per cento). Del resto, le cose più importanti che si aspettano da un infermiere, quando entrano in relazione con lui nei diversi contesti sanitari, sono per oltre l'82 per cento degli intervistati le capacità psicologiche, relazionali, di approccio alle persone, oltre che competenze tecniche, e che questa dimensione sarà sempre più significativa anche in futuro; la capacità di creare un buon clima relazionale e l'attenzione agli aspetti psicologici e umani (per il 66 per cento), un ottimo livello tecnico-professionale (62,3%), la capacità di dare spiegazioni sulla diagnosi e la terapia (25,5 per cento).
CRESCITA OCCUPAZIONALE NEL FUTURO. Nella sanità del futuro le opportunità occupazionali saranno ancora migliori. Si stimano in 266mila unità in più gli infermieri di cui l'Italia avrà bisogno nel 2020 rispetto agli attuali 391mila (ipotizzando un rapporto infermieri/popolazione pari al benchmark olandese di 1.051 ogni 100mila abitanti). Sulla necessità di aumentare il numero di infermieri c'è un ampio consenso sociale: il 68,5 per cento dei cittadini ritiene che attualmente nel nostro Paese ce ne siano pochi e che bisogna aumentarne il numero. Nella sanità del futuro, fatta più di prevenzione e di presidi sul territorio, secondo il 90 per cento degli italiani quella dell'infermiere sarà una professione importante, che giocherà un ruolo rilevante. Già oggi gli infermieri possono dare un contributo al miglioramento della sanità. Il 48,5 per cento degli italiani è d'accordo con la possibilità che i casi meno gravi che arrivano in Pronto soccorso, i cosiddetti "codici bianchi", vengano trattati dagli infermieri, nel rispetto delle linee guida indicate dai medici, in modo da smaltire le file di attesa senza abbassare la qualità del servizio.
L'UPGRADING DELLA PROFESSIONE. Anche alla luce del giudizio positivo delle esperienze di Pronto Soccorso (dove in alcune realtà geografiche gli infermieri ora si occupano direttamente dei codici bianchi), nella sanità del prossimo futuro emergono alcuni aspetti significativi relativi all'upgrading della professione infermieristica: una crescente attenzione alla dimensione relazionale; il riconoscimento di spazi più ampi di responsabilità ed esercizio delle proprie competenze in stretta connessione con i medici; una relazione sempre più stretta con le nuove tecnologie. È qui che va ad incastonarsi il dato sulla percezione collettiva che vede gli infermieri "sono pochi rispetto alle esigenze" e la richiesta di questo tipo di professionalità che va aumentando in misura significativa.
PROFESSIONE INFERMIERE: I PROSSIMI OBIETTIVI IN AGENDA. Sulla base degli elementi emersi dalla ricerca del Censis, è stata stilata una possibile agenda degli obiettivi da raggiungere nel prossimo periodo: aumentare le opportunità di accesso ai corsi universitari in Infermieristica, modulandole maggiormente sull'evoluzione attesa della domanda di infermieri derivante dai mutamenti della domanda e dell'offerta sanitaria; mettere al centro della formazione non solo le competenze tecnico-professionali ma quelle relazionali, di attenzione al paziente e alla famiglia, e la capacità di interagire, di comunicare e di relazionarsi; ampliare nella sanità gli spazi di azione autonoma e diretta degli infermieri, laddove ciò migliora la qualità dei servizi, come, ad esempio, nei Pronto Soccorso.
MATERIALI
- La ricerca del Censis
- Report Ipasvi sugli infermieri stranieri
15:21 Scritto da: Giovanni in Non solo collo e testa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: economia e lavoro, lavoro, professioni, infermieri | OKNOtizie |
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18/05/2012
Donna Summer morta: "Malata di cancro a causa dell'11 settembre"
La cantante credeva che a scatenare il suo tumore fossero state le polveri tossiche inalate dopo il crollo delle Torri Gemelle
Donna Summer sarebbe morta di cancro a 63 anni a causa dell'11 settembre. Pare infatti che la regina della disco music fosse convinta che inalare le polveri causate dal crollo delle Torri Gemelle le avesse provocato la malattia ai polmoni.
Alcuni amici della Summer rivelano che la cantante al momento dell'attentato viveva in un appartamento di Manhattan non lontano dal World Trade Center e che anche dopo la tragedia non era riuscita ad allontanarsi da New York a causa della depressione. Sembra che dopo quell'episodio, la star della disco music abbia avvertito i primi malori e le sia stato diagnosticato il tumore ai polmoniche l'ha portata alla prematura morte.
Da fervente cristiana era rimasta sconvolta dall'esperienza, che viveva come un attacco alla sua religione, e in una vecchia intervista al Sun del 2008 aveva dichiarato "Non uscivo più, non volevo parlare con nessuno, tenevo chiuse le imposte e restavo nella mia stanza". E alcune fonti vicino a lei, riportate dal sito di gossip TMZ, aggiungono che Donna continuava a spruzzare nell'aria spray per disinfettare l'aria e aveva ricoperto la stanza da letto con teli di seta per proteggersi dalle particelle tossiche che entravano dalla finestra. Donna Summer ha voluto mantenere il massimo riserbo sino all'ultimo circa la gravità della malattia e che stava tentando di terminare le registrazioni di un nuovo album.
Secondo i medici l'ipotesi che il cancro alle vie respiratorie di Donna Summer fosse una conseguenza della nube tossica che ha invaso i cieli di NewYork dopo Ground Zero è plausibile, anche perchè da quel giorno i casi di tumore nei poliziotti o tra i sopravvissuti alla tragedia sono notevolmente aumentati.
Donna Summer - all'anagrafe LaDonna Andre Gaines - era nata a Boston il 21 dicembre 1948. Il suo cognome d'arte fu l'anglicizzazione del cognome del suo primo marito, il tedesco Helmut Sommer.
Raggiunse il successo planetario negli anni '70 con hit del calibro di Love to love you baby, I feel love, Last Dance, Hot Stuff e Bad Girls. E' stata vincitrice di 5 Grammy. Il suo ultimo album, Crayons, contente il brano The Queen Is Back (la regina è tornata) - un chiaro richiamo al suo ritorno in attività - è del 2008, a 17 anni dal precedente.
In queste ore tutto il mondo dello spettacolo e non solo piange la sua scomparsa e ricorda con affetto quella la regina indiscussa della disco music.
16:37 Scritto da: weefvvgbggf (Webmaster) in musica, terza pagina, Tumore | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: donna summer, morta donna summer, donna summer 11 settembre | OKNOtizie |
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Grecia, rischio contagio? Ma sui nostri conti correnti c'è la garanzia più alta d'Europa
In caso di fallimento della banca il Fondo di tutela interbancario rimborsa i risparmi fino a 100mila euro per ogni intestatario del conto corrente. Ma in pochi lo sanno
Dalla Grecia con terrore. Mentre la Commissione europea e la Bce stanno lavorando ad un piano sull'uscita del paese dall'euro e l'agenzia di ratingFitch declassa il suo debito pubblico a CCC, appena uno scalino sopra il default, anche ilrisparmiatore italiano comincia a temere per i suoi soldi in banca.
In un sistema monetario unico un terremoto adAtene può provocare danni enormi anche a Roma(e a Madrid, Lisbona, Dublino...). E anche se qualcuno in Europa ritiene che l'uscita della Grecia dalla moneta unica non decreterebbe la fine dell'euro, sono in molti a spaventarsi per la corsa agli sportelli dei risparmiatori ellenici a ritirare i propri soldi. C'è un rischio contagio? Dobbiamo temere anche per le sorti dei nostri depositi in banca?
Diciamolo subito: come tutte le aziende, anche le banche possono fallire. Ma questo non significa automaticamente perdere i propri risparmi. In Italia, come negli altri paesi europei, esiste un Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) che scatta in caso di insolvibilità di un istituto. Ma a differenza di molti altri fondi che garantiscono per perdite non superiori ai 20mila euro, il Fidt italiano copre fino a 100mila euro per ogni intestatario del conto.
Anche la banca può fallire
Partiamo dal rischio default di un banca. E' un evento forse non probabile ma possibile. Si verifica ad esempio quando, spaventati dal rischio di non poter rientrare in possesso del proprio denaro in un prossimo futuro, i correntisti si affrettano a ritirarli subito.
E' l'effetto domino, la profezia che si auto-avvera, uno degli eventi più temuti. Nessuna banca infatti riesce a reggere a un prelievo di contante superiore a una certa soglia. Questa soglia si chiama riserva di liquidità ed è la quota di depositi che ogni banca conserva in forma liquida (o li investe in strumenti liquidizzabili rapidamente) per far fronte alle normali domande di ritiro dei risparmiatori. Normali, appunto. Se troppi correntisti ritirano i propri risparmi in contemporanea, la riserva di liquidità salta e la banca diventa insolvente.
Un paracadute (ignorato) per i conti correnti
Che il fallimento della banca avvenga così o per una delle molte altre ragioni possibili (cattiva gestione, bancarotta fraudolenta ecc.), i correntisti non rischiano i risparmi. Interviene in questi casi il Fondo interbancario, un consorzio obbligatorio riconosciuto dalla Banca d'Italia, che assicura i depositi bancari entro il limite di 100mila euro per ciascun conto corrente. In sostanza il sistema creditizio nel suo insieme corre in soccorso dei correntisti della banca fallita.
La legge prevede che la garanzia si applica a tutti i fondi acquisiti dalle banche con obbligo di restituzione "sotto forma di depositi o sotto altra forma, nonché agli assegni circolari e agli altri titoli di credito ad essi assimilabili". Il rimborso delle somme presenti sul conto al momento del fallimento deve avvenire entro 20 giorni lavorativi (prorogabili in casi eccezionali di altri 10) dalla data del provvedimento di liquidazione coatta (cioè del fallimento).
Ma come ha rilevato Bankitalia sono ben pochi i risparmiatori italiani che conoscono questo strumento di garanzia: il 23% "ne ha sentito parlare" e solo il 7% "sa come funziona". La stragrande maggioranza è convinta che in caso di fallimento dell'istituto di credito perderà tutti i suoi risparmi. E' un'ignoranza pericolosa perché in caso di difficoltà finanziarie generali o del singolo istituto può indurre proprio quel panico che sta alla base dei default bancari. (A.D.M.)
15:27 Scritto da: Giovanni in ITALIA, Non solo collo e testa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: grecia, default, euro, conto corrente, risparmio | OKNOtizie |
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17/05/2012
Il libro? È il vero mezzo di comunicazione di massa che può rilanciare l'Italia
Le opere letterarie come possibilità di crescita per il Paese, da non pensare più come prodotto meramente stilistico, ma come un bene a disposizione di tutti, diffuso e venduto come un cellulare, per sviluppare un maggior senso civico
Fonte: Immagine dal web
Basta tv e smartphone. È il libro il principalemezzo di comunicazione di massa che può smuovere le coscienze e rilanciare l'Italia dal punto di vista culturale ed economico. Ne sono convinti gli editori e i critici italiani: 7 esperti su 10 (69 per cento), infatti, secondo cui il libro non deve essere più inteso solo come un'opera d'arte, un prodotto meramente culturale, ma deve essere diffuso e venduto come gli smartphone e la tv, capace di migliorare la propria cultura combattendo l'ignoranza (64 per cento), rendono più consapevoli (53 per cento), aumentano il rispetto del prossimo (45 per cento) ed aiutano a sviluppare un maggior senso civico (36 per cento).
I dati emergono un'indagine promossa da Libreriamo, il social book magazine per lapromozione dei libri e della lettura, condotta intervistando le più importanti case editrici italiane e raccogliendo i pareri di 120 esperti di comunicazione e critici letterari su come promuovere i libri e far leggere di più gli italiani, e presentata al Salone Internazionale del Libro di Torino appena concluso. Così si scopre che dedicarsi troppo ad Internet e cellulare, dunque, è un'attività di routine che abbassa lo spessore socio-culturale della una popolazione. Ecco perché dedicare più tempo alla lettura permetterebbe di far crescere il tessuto sociale (71 per cento) e l'economia (65 per cento). I libri, così come i loro autori, inoltre non dovrebbero trovare spazio soltanto all’interno di programmi televisivi autoreferenziali, ma dovrebbero diventare parte integrante dei programmi d'intrattenimento e dei contenitori pomeridiani, come delle vere e proprie Star (57 per cento).
"Abbiamo voluto condurre un'indagine - ha spiegato il sociologo Saro Trovato, ideatore diLibreriamo e presidente dell'associazione Comunicazione Perbene - che permettesse agli addetti ai lavori di dire la loro e mettere in evidenza le criticità legate alla diffusioni dei libri in Italia, sia a livello materiale sia a livello culturale". "L'opinione comune rilevata - ha precisato - è che la crescita del nostro Paese e della sua gente passa da una maggiore abitudine alla lettura dei libri, che devono essere venduti al pari degli smartphone, considerando il loro forte valore sociale. Leggendo di più si combatte il qualunquismo e il degrado, stimolando una crescita personale ed economica del Paese"".
LETTORI IN CALO NONOSTANTE TUTTO. Secondo quanto riportato dal Rapporto 'L'Italia dei libri - Un anno, le stagioni, due trimestri a confronto' uscito il 23 marzo 2012, solo il 44 per cento della popolazione italiana adulta ha acquistato un libro nel 2011, mentre il 49 per cento ha letto un libro nello stesso arco di tempo. Un calo dei lettori in Italia che, secondo la maggioranza degli esperti (42 per cento), è dovuto alla mancanza di "appeal" da parte della maggior parte dei libri in commercio. Per altri dipende dall'eccessiva fruizione di media come tv e internet che tolgono tempo e spazio alla lettura (26 per cento) e dal costo eccessivo di alcuni libri (17 per cento). Ecco perché per 7 esperti su 10 (69 per cento) il libro non deve essere più inteso solo come un'opera d'arte, un prodotto meramente culturale, ma deve essere considerato un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa, diffuso e venduto come gli smartphone e la tv, perché capace di migliorare la propria cultura combattendo l'ignoranza (64 per cento), rendono più consapevoli (53 per cento), aumentano il rispetto del prossimo (45 per cento) ed aiutano a sviluppare un maggior senso civico (36 per cento).
LO SPAZIO DEDICATO AI LIBRI NEI MASS-MEDIA. Da questo punto di vista, la ricerca di Liberiamo evidenzia come solo l'8 per cento degli intervistati ritenga che il tempo dedicato dai medi ai libri sia corretto. Per il 54 per cento degli addetti ai lavori in tv si preferisce trattare argomenti e generi diversi a discapito della cultura, mentre secondo altri (32 per cento) ci sono programmi dedicati ai libri troppo autoreferenziali, in cui i libri non vengono "laicizzati". Ecco perché i libri e i loro autori ma dovrebbero diventare parte integrante dei programmi d’intrattenimento e dei contenitori pomeridiani, come delle vere e proprie Star (57 per cento).
I VANTAGGI DI UNA LETTURA MAGGIORE. Secondo gli addetti ai lavori il libro può rappresentare un vero e proprio volano per la crescita, sia sociale e culturale (71 per cento) che economica (65 per cento), dell'Italia. Esso infatti rappresenta un mezzo utile a combattere l'ignoranza migliorando la cultura personale (64 per cento), anche attraverso l'arricchimento del proprio lessico, combatte il qualunquismo e rende più consapevoli della realtà (53 per cento), aumenta il rispetto del prossimo (45 per cento), elimina il degrado e aiuta a sviluppare un maggior senso civico (36 per cento). Secondo gli addetti ai lavori il libro deve diventare il media di riferimento, intorno al quale aprire un dibattito, confrontarsi, trasformandosi in un mezzo sempre più 'social'.
LE COLPE DEL MONDO DELL'EDITORIA E DELLA DISTRIBUZIONE. La mancanza della giusta considerazione nei confronti della lettura in Italia dipende, in parte, anche da alcuni attori principali che ruotano intorno al mondo dell'editoria. Secondo la maggioranza degli addetti ai lavori (67 per cento) alcuni libri vengono perlopiù considerati come frutto dell'esercitazione puramente stilistica da parte dello scrittore. Il rischio principale secondo gli esperti è quello che si crei una letteratura distaccata dalla gente, come la politica, creando quindi due nicchie autoreferenziali, alle quali appartengono pochi eletti. La soluzione per gli addetti ai lavori sarebbe anche quella di scrivere libri più vicini alle corde espressive ed emozionali della gente, trovando argomenti, personaggi e un modo di scrivere più vicino al mondo in cui viviamo. Altro fattore è rappresentato dalla distribuzione: secondo il 17 per cento degli addetti ai lavori, una distribuzione dei libri attualmente squilibrata tra nord e sud sfavorisce uno sviluppo omogeneo dell’Italia dal punto di vista culturale ed economico.
IMPATTO DELLE TECNOLOGIE SUL MERCATO EDITORIALE. Secondo la maggioranza (51 per cento) possono essere un valido strumento da affiancarsi alla distribuzione cartacea di libri, mentre per altri (31 per cento) rappresenta l'unico modo per adeguarsi ai tempi e sopravvivere all'interno del mercato librario. Da parte delle piccole case editrici, l'atteggiamento verso strumenti come l'e-book è ambivalente: da un lato c'è chi lo ritiene un pericolo, mentre secondo altre è il mezzo ideale per abbattere i costi della distribuzione cartacea.
14:29 Scritto da: weefvvgbggf (Webmaster) in ITALIA, terza pagina | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libri, italia | OKNOtizie |
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INTERVISTA - Infermieri: Annalisa Silvestro, "saranno la forza della sanità"







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